Come si legge l’esame istologico

La lesione rimossa viene riposta in una provetta contenente una soluzione di formalina che la ‘fissa’ (circa 24 ore) e la preserva dalla degradazione, dopodiché viene inviata al reparto di anatomia patologica dove, attraverso ulteriori passaggi (12-48 ore), viene inclusa in un blocchetto di paraffina che ha la consistenza della cera solida.
La paraffina conferisce al campione di tessuto la consistenza adatta per essere tagliato in fettine estremamente sottili (5-7 micron) grazie ad uno strumento chiamato ‘microtomo’, che vengono poi riposte su un vetrino, anch’esso sottile, e colorate (2-6 ore) con due coloranti, ematossilina ed eosina (colorazione istochimica), che permettono di distinguere i principali componenti della cellula: il nucleo (blu) e il citoplasma (rosa).
Le fettine colorate, vengono ricoperte da un vetrino copri-oggetto, molto sottile e in questo modo possono essere conservate per 20 anni insieme al corrispondente blocchetto in paraffina. Le sezioni istologiche colorate vengono poi analizzate al microscopio dall’anatomo-patologo che redige la diagnosi, anche con l’ausilio di eventuali colorazioni immunoistochimiche effettuate con anticorpi monoclonali che necessitano però di altre 24 ore per essere eseguite.

Nel referto anatomopatologico devono essere riportate le seguenti informazioni:
1) tipo di melanoma (es. nodulare o a diffusione superficiale)
2) ulcerazione (assente o presente)
3) livello di infiltrazione di Clark (da I a V a seconda dell’invasione degli strati dell’epidermide)
4) spessore di Breslow (misurazione dello spessore della lesione in mm)
5) numero delle mitosi (divisioni cellulari) per mm2
6) regressione (assente o presente)
7) tipo di infiltrato infiammatorio
8) invasione dei vasi linfatici o ematici microscopici o delle terminazioni nervose (fattore che predispone alla formazione di metastasi)
9) noduli satelliti (assenti o presenti)
10) margini del pezzo chirurgico (liberi o infiltrati)
11) classificazione della lesione (T = tumore) che tiene conto soprattutto dei parametri 2,4,5 e 9.

Classificare un melanoma è necessario perché ad ogni classe corrisponde una diversa probabilità di essere guariti o un diverso rischio di sviluppare metastasi ai linfonodi o agli organi.
E’ sulla base di questi rischi che viene deciso il successivo iter diagnostico, di controlli clinici e di terapia.